La compagna Finocchiaro e l’onore perduto del Pci

“Io credo – ha spiegato Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama – che sia necessario portare a compimento, in tempi certi e rapidi, dopo la prima lettura della Camera e del Senato e dopo 30 anni di discussioni, il percorso della riforma costituzionale. Resto convinta che ci siano le condizioni politiche e tecniche, anche sulla scorta del regolamento, per arrivare ad un testo ampiamente condiviso nel mio partito e nell’aula del Senato”. Non si potrebbe dire meglio.

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Più Bersani s’accanisce, più è chiaro che vincerà Renzi

La madre costituente Doris Lo Moro (bersaniana doc, riportano le agenzie) ha deciso di non partecipare più al tavolo di discussione col governo sulla riforma del Senato. “Siamo su un binario morto”, ha dichiarato. Ma sul binario morto, e non da oggi, c’è Bersani con i suoi nominati. L’accanimento con cui il plurisconfitto ex segretario del Pd combatte contro il suo partito e contro il suo governo è infatti l’alleato più prezioso di Renzi, perché dimostra con limpida chiarezza la differenza che corre fra una battaglia politica dura e nobile e una miserabile resa dei conti.

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Senato, Renzi realizza finalmente il programma dell’Ulivo

Il 6 dicembre 1995 furono presentate pubblicamente le “Tesi per la definizione della piattaforma programmatica de L’Ulivo”, cioè il programma elettorale della coalizione guidata da Romano Prodi che sfidò con successo il Polo per le Libertà alle elezioni politiche del 21 aprile 1996. La Tesi n° 4, intitolata “Una Camera delle Regioni” e ricordata ieri sera da Matteo Renzi all’assemblea dei senatori del Pd, così recita testualmente:

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Bersani e il crollo dell’Ancien régime

“Non si può chiamare alla disciplina di partito davanti alla Costituzione. Non si è mai fatto in nessun partito”, tuona Pierluigi Bersani. Com’è noto, la minoranza della minoranza del Pd non ha mai votato alcunché per “disciplina di partito”: qualsiasi provvedimento, purché deciso dalla maggioranza, merita di essere bocciato. Per costoro non ci sono regole, né principi, né responsabilità: se il Pd decide una cosa, Bersani e i suoi feddayin si oppongono.

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Il leader della sinistra italiana

Nel calendario della Prima repubblica, il comizio di chiusura della Festa nazionale dell’Unità segnava la riapertura della stagione politica (a seguire, la Dc punteggiava di convegni di corrente il mese di settembre). Oggi non è più così, e il circo politico-mediatico resta aperto praticamente tutto l’anno: e tuttavia il discorso pronunciato domenica da Matteo Renzi a Milano può a buon diritto considerarsi un voltapagina.

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Bersani, l’ultimo berlusconiano

Pierluigi Bersani riuscì nel 2013 a compiere un autentico miracolo: resuscitare Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia aveva perduto malamente il governo, la sua immagine era stata distrutta dal bunga-bunga, la capitolazione di fronte all’assedio della magistratura militante sembrava ormai cosa fatta, il suo partito appariva disorientato e prossimo alla dissoluzione. Ma bastarono a Bersani pochi mesi di campagna elettorale per compiere uno strabiliante capolavoro: 10.353.275 voti allo Smacchiatore, 10.074.109 voti al Giaguaro.

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