La Cina senza libertà

La Borsa cinese crolla perché non è un libero mercato di azioni e titoli, ma una diramazione del Comitato centrale. Non esiste il capitalismo senza libertà, e la libertà è unica e indivisibile: di pensiero, di azione, di movimento, di mercato. La pretesa dei gerarchi cinesi di pianificare il capitalismo come se si trattasse di una comune agricola è ridicola e destinata, prima o poi, al fallimento. Oggi assistiamo finalmente ai primi segni della crisi.

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Salam donia!

Una cosa è la geopolitica, un’altra la vita della gente. La geopolitica è importante (e l’accordo con l’Iran è prima di tutto un ottimo colpo inferto all’Isis e alle ambiguità saudite), ma l’Occidente vince davvero e senza riserve quando migliora la vita della gente: e per farlo gli basta diffondere liberamente i propri prodotti materiali, culturali e immateriali.

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