L’America e la nostra libertà

Per avere almeno un’idea dello sbarco in Normandia bisogna andare in Normandia: bisogna passeggiare lungo le grandi spiagge chiare carezzate dall’oceano, bisogna voltarsi a guardare i bunker tedeschi inscheletriti dal tempo e dalla salsedine, bisogna alzare lo sguardo all’orizzonte e immaginare quanto possa essere lontana l’America, e poi bisogna andare in uno dei tanti, immensi cimiteri e leggere le date di nascita dei morti: 1924, 1925, persino 1926… Non avevano neppure compiuto vent’anni, i 4400 ragazzi arrivati dallEast Coast e dal Midwest e dalla California e da ogni angolo della provincia americana per morire ammazzati il 6 giugno 1944. Ad agosto, conclusa definitivamente l’operazione, si conteranno fra gli Alleati 53.700 morti, 19.200 dispersi, 153.500 feriti. L’America ha dato il sangue per la libertà del nostro continente.

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Chi sono i finanziatori di Emergency?

Emergency pubblica ogni anno il suo bilancio, regolarmente certificato da un revisore indipendente. Il bilancio contiene un elenco dettagliatissimo e meritevole di tutte le spese sostenute, progetto per progetto e ospedale per ospedale, insieme alla pianta organica del personale impiegato e ai risultati raggiunti (visite, ricoveri, interventi e così via). Ne esce un quadro impressionante della quantità e della qualità dell’intervento benefico di Emergency in Africa, in Asia, in Italia.

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Emergency, il terrorismo e l’Occidente

All’indomani dei massacri di Parigi, Emergency ha rilasciato questa dichiarazione: “Vediamo accadere in Europa quello che da anni accade in Afghanistan, in Iraq, in Siria: le nostre scelte di guerra ci stanno presentando il conto di anni di violenza e di distruzione”. In altre parole, secondo l’organizzazione di Gino Strada gli attentati ai civili nel cuore dell’Europa sono una risposta, evidentemente legittima sebbene non giustificata, agli “anni di violenza e di distruzione” di cui l’Occidente sarebbe responsabile.

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Ricomincio dall’Unità

LUnità_12_2_1924Dopo una breve pausa di 19 anni, torno da domani a scrivere sull’Unità, il giornale dove ho cominciato, da praticante, quand’era ancora l’organo del Pci. Beh, di cose ne sono successe parecchie: e altre, grazie al cielo, ne succederanno. Sono molto contento, e volevo condividere con voi questa bella notizia. La sinistra ha ritrovato la sua strada, e sono felice di essere di nuovo a casa.

Perché Renzi ha già vinto la battaglia del Senato

La battaglia sulla riforma del Senato non è la madre di tutte le battaglie: è, semplicemente, l’ennesima bolla che il sistema politico-mediatico mette in scena con desolante regolarità ogni volta che Matteo Renzi s’appresta a realizzare un punto a piacere del suo programma. E il motivo principale per cui il premier porta a casa ogni volta il risultato che si era prefisso sta precisamente qui: nell’inconsistenza politica dei suoi oppositori, privi di visione e di strategia e prigionieri del piccolo cabotaggio dispettoso; e nel collasso di un sistema informativo drogato di spettacolarizzazione e oramai strutturalmente incapace di comprendere ciò che accade.

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La compagna Finocchiaro e l’onore perduto del Pci

“Io credo – ha spiegato Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama – che sia necessario portare a compimento, in tempi certi e rapidi, dopo la prima lettura della Camera e del Senato e dopo 30 anni di discussioni, il percorso della riforma costituzionale. Resto convinta che ci siano le condizioni politiche e tecniche, anche sulla scorta del regolamento, per arrivare ad un testo ampiamente condiviso nel mio partito e nell’aula del Senato”. Non si potrebbe dire meglio.

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