Prima di tutto la libertà

Il 4 luglio 1776, a Filadelfia, i trentatré delegati del secondo Congresso continentale degli Stati Uniti d’America approvarono all’unanimità la Dichiarazione d’indipendenza dall’Inghilterra. Thomas Jefferson, che aveva allora 33 anni, ne è l’autore principale.

La prima parte della Dichiarazione, dedicata ai diritti naturali (e dunque inalienabili) dell’uomo, e alla legittimità della rivoluzione quando questi diritti sono negati, è il documento politico cruciale della modernità, e a tutt’oggi il più importante e il più attuale. Per questo il 4 luglio non è soltanto una festa americana, ma è la festa di tutte le donne e gli uomini liberi.

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Quando nel corso degli eventi umani si rende necessario per un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per legge naturale e divina, il giusto rispetto per le opinioni degli uomini richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale separazione.

Noi riteniamo che queste verità siano per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che fra questi ci sono la vita, la libertà e la ricerca delle felicità; che allo scopo di garantire questi diritti sono istituiti fra gli uomini i governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogniqualvolta una qualsiasi forma di governo diventa un ostacolo a questi fini è diritto del popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più efficace per garantire la sua sicurezza e felicità.

La prudenza, in effetti, imporrà che i governi che durano da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e infatti l’esperienza ha dimostrato che l’umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le istituzioni cui è abituata.

Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, mostra l’intenzione di costringere il popolo a sottomettersi ad un dispotismo assoluto, è suo diritto ed è suo dovere rovesciare tale governo e affidare la sua sicurezza futura a nuovi guardiani.

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