Emergency, il terrorismo e l’Occidente

All’indomani dei massacri di Parigi, Emergency ha rilasciato questa dichiarazione: “Vediamo accadere in Europa quello che da anni accade in Afghanistan, in Iraq, in Siria: le nostre scelte di guerra ci stanno presentando il conto di anni di violenza e di distruzione”. In altre parole, secondo l’organizzazione di Gino Strada gli attentati ai civili nel cuore dell’Europa sono una risposta, evidentemente legittima sebbene non giustificata, agli “anni di violenza e di distruzione” di cui l’Occidente sarebbe responsabile.

Che si tratti di una dichiarazione politica è evidente a chiunque; che sia delirante perché esprime una forma inaccettabile di collusione con i criminali è un’opinione che può essere condivisa o meno. Quel che è certo, è che né il comunicato di Emergency né le parole di Gino Strada a In mezz’ora hanno qualcosa a che fare con la ragione sociale proclamata negli statuti: “Emergency è un’associazione indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.” Nel mondo, fortunatamente, ci sono centinaia di ong che quotidianamente s’impegnano per curare le ferite della guerra e della povertà: ma nessuna – nessuna – si esibisce in tv e sui giornali in analisi politiche di qualsivoglia tenore (senza mai indicare da chi è finanziata).

Quando, in Sudan, Strada si schierò dalla parte del dittatore Omar al-Bashir, sul quale pende un mandato di cattura internazionale per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nel Darfur, spiegando che “la storia del genocidio in Darfur è un’invenzione totale” e che bisognerebbe invece indagare “George W. Bush per le violenze in Iraq, o Ehud Olmert per i massacri dei civili a Gaza”, Bernard Kouchner, il fondatore di Médecins sans Frontières, rispose con inusitata durezza: “Talvolta penso che chi critica le azioni di ingerenza umanitaria abbia bisogno di vittime civili per esaltare il proprio ruolo mediatico. Abbiamo bisogno di un nemico unificante, e l’immagine degli Stati Uniti che circola tra di noi europei – soprattutto a sinistra – serve a questo scopo”. Médecins sans Frontières è un’organizzazione seria, non partecipa a manifestazioni dove si bruciano le bandiere di Israele e degli Stati Uniti e fa in silenzio il proprio lavoro.

Strada, ex katanga della Statale di Milano, dove guidava la famigerata squadra Lenin, la pensa in un altro modo. Il suo problema è l’Occidente. Vale la pena rileggere alcuni passaggi di una lunga intervista a Repubblica del febbraio 2003, all’inizio della seconda guerra del Golfo.

“L’11 settembre – spiegava Strada – non è stata una dichiarazione di guerra all’Occidente. Dovete capire che cinquemila civili afgani uccisi con i bombardamenti dell’anno scorso sono la stessa cosa. Insomma, dovete capire che l’11 settembre, per la maggior parte del mondo, è stato un giorno come un altro, perché per la maggior parte del mondo l’11 settembre è ogni giorno”. Del resto, spiegava Strada, le analogie fra Bush e Hitler sono “evidenti”: “Basterebbe chiederlo ai 6 miliardi di cittadini del mondo: chi è secondo voi il nuovo Hitler del terzo millennio? Sarebbe un plebiscito per Bush, sono sicuro”. Gli Stati Uniti, proseguiva, “hanno sostenuto tutti i terrorismi più oscuri ed efferati del pianeta” e affermare che siano un paese democratico “è un insulto alla democrazia”. E’ invece comprensibile il terrorismo islamico, secondo Strada, perché “non fa mistero sulle ragioni dei suoi attentati: questione israelo-palestinese, embargo contro l’Iraq, occupazione militare dei luoghi sacri dell’Islam”. E comunque, concludeva, “c’è anche un terrorismo di Stato. Ed è quello di Israele e degli Usa”.

Le opinioni di Strada non sono isolate: molti, in Occidente, pensano che la colpa di ciò che accade sia prima di tutto nostra. E’ la vecchia posizione terzomondista, che si nutre di presunti sensi di colpa e di odio antioccidentale per trovare ogni volta una parola di comprensione, se non di giustificazione, per Hamas o per Hezbollah, per Al-Quaeda e oggi persino per l’Isis. E’ un’opinione rispettabile – perché in Occidente, diversamente dai paesi che piacciono tanto a Gino Strada, esiste la libertà di espressione – che tuttavia, secondo me, va aspramente combattuta. Il nostro nemico interno non è la comunità islamica, ma il terzomondismo antioccidentale.

E’ per questo che sabato ho scritto questo tweet: “Emergency è un’organizzazione politica antioccidentale mascherata da ospedale ambulante. Va isolata e boicottata”. E’ un’affermazione polemica? Certo che lo è. Ma assolutamente fondata: perché curare i feriti è un’azione nobile, curarli per condurre una violenta campagna politica contro i governi occidentali è invece tutt’altra cosa. E perché curare un terrorista che bussa alla tua porta è sacrosanto, andarsi a cercare i terroristi da curare nelle regioni afghane sotto controllo talebano è invece tutt’altra cosa.

Sui social la reazione è stata violenta, come sempre accade quando si colpisce una setta: Cecilia Strada ha chiesto pubblicamente al direttore dell’Unità di “fermarmi”, centinaia di militanti – i “piccoli talebani di Emergency”, come li ho definiti – sono stati molto più espliciti: insulti, minacce fisiche, parolacce. Come ha giustamente osservato Toni Capuozzo, “l’organizzazione di Gino Strada è molto, molto italiana. Non esistono ong internazionali con la stessa vis polemica, la stessa caratterizzazione politica e ideologica, e per trovare uno spirito di partito simile bisogna scandagliare la piccola armata di organizzazioni confessionali e settarie, chiese del dodicesimo o trentesimo giorno, missioni dove la tazza di latte e il piatto di broda arrivano solo con il pegno dell’adesione.”

Intendiamoci: Emergency è libera di fare e dire ciò che vuole, di scendere a compromessi con il dittatore sudanese o i talebani afghani, se lo ritiene utile e necessario, di denunciare ogni giorno i crimini dell’Occidente e non spendere mai una parola contro il terrorismo internazionale. Può farlo, perché è un’organizzazione politica e in Occidente le organizzazioni politiche hanno libertà di parola e di azione. Ma non può pretendere di essere considerata “neutrale”, non può ergersi scandalizzata al di sopra delle critiche (politiche), e non può farsi scudo dei propri ospedali per considerarsi intoccabile.

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