Senato, Renzi realizza finalmente il programma dell’Ulivo

Il 6 dicembre 1995 furono presentate pubblicamente le “Tesi per la definizione della piattaforma programmatica de L’Ulivo”, cioè il programma elettorale della coalizione guidata da Romano Prodi che sfidò con successo il Polo per le Libertà alle elezioni politiche del 21 aprile 1996. La Tesi n° 4, intitolata “Una Camera delle Regioni” e ricordata ieri sera da Matteo Renzi all’assemblea dei senatori del Pd, così recita testualmente:

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Bersani e il crollo dell’Ancien régime

“Non si può chiamare alla disciplina di partito davanti alla Costituzione. Non si è mai fatto in nessun partito”, tuona Pierluigi Bersani. Com’è noto, la minoranza della minoranza del Pd non ha mai votato alcunché per “disciplina di partito”: qualsiasi provvedimento, purché deciso dalla maggioranza, merita di essere bocciato. Per costoro non ci sono regole, né principi, né responsabilità: se il Pd decide una cosa, Bersani e i suoi feddayin si oppongono.

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Il leader della sinistra italiana

Nel calendario della Prima repubblica, il comizio di chiusura della Festa nazionale dell’Unità segnava la riapertura della stagione politica (a seguire, la Dc punteggiava di convegni di corrente il mese di settembre). Oggi non è più così, e il circo politico-mediatico resta aperto praticamente tutto l’anno: e tuttavia il discorso pronunciato domenica da Matteo Renzi a Milano può a buon diritto considerarsi un voltapagina.

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Bersani, l’ultimo berlusconiano

Pierluigi Bersani riuscì nel 2013 a compiere un autentico miracolo: resuscitare Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia aveva perduto malamente il governo, la sua immagine era stata distrutta dal bunga-bunga, la capitolazione di fronte all’assedio della magistratura militante sembrava ormai cosa fatta, il suo partito appariva disorientato e prossimo alla dissoluzione. Ma bastarono a Bersani pochi mesi di campagna elettorale per compiere uno strabiliante capolavoro: 10.353.275 voti allo Smacchiatore, 10.074.109 voti al Giaguaro.

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I barconi degli insegnanti

Alcuni milioni di donne e di uomini lasciano il Medio Oriente e l’Africa stipati in un barcone o aggrappati ad un canotto, e una volta raggiunta l’Europa proseguono il loro viaggio rinchiusi in un Tir o marciando a piedi per centinaia di chilometri, subendo la brutalità degli scafisti e le cariche della polizia. Molti di loro muoiono, ogni giorno, spesso senza lasciare traccia. Lasciano quel poco che hanno e sfidano la morte perché non si rassegnano alla guerra e alla miseria: vogliono continuare a vivere, cercano una nuova casa e un lavoro.

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Come finirà la battaglia del Senato

La Grande guerra del Senato, la madre di tutte le battaglie, l’ultima frontiera della democrazia minacciata, lo scontro epocale in difesa della Costituzione-più-bella-del-mondo, il Vietnam dei gufi si concluderà come è naturale, ovvio e giusto che si concluda: con una nuova vittoria di Matteo Renzi. Lo sanno tutti, e lo saprebbero anche i giornalisti e i comunisti se soltanto non cadessero ogni volta vittima della propria propaganda.

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