Perché Renzi ha già vinto la battaglia del Senato

La battaglia sulla riforma del Senato non è la madre di tutte le battaglie: è, semplicemente, l’ennesima bolla che il sistema politico-mediatico mette in scena con desolante regolarità ogni volta che Matteo Renzi s’appresta a realizzare un punto a piacere del suo programma. E il motivo principale per cui il premier porta a casa ogni volta il risultato che si era prefisso sta precisamente qui: nell’inconsistenza politica dei suoi oppositori, privi di visione e di strategia e prigionieri del piccolo cabotaggio dispettoso; e nel collasso di un sistema informativo drogato di spettacolarizzazione e oramai strutturalmente incapace di comprendere ciò che accade.

La politica è una scienza esatta: ma soltanto Renzi sembra esserne a conoscenza, mentre tutti gli altri – ceto politico e ceto giornalistico – s’incagliano sui dettagli, si perdono nel fumo che vanno generando a ciclo continuo, e teneramente credono alla propria minacciosa propaganda.

Chiunque si occupi seriamente di politica sa da mesi che la riforma del Senato passerà: perché la durata della legislatura sta a cuore ai parlamentari – a tutti i parlamentari – assai più che al presidente del Consiglio, e perché la frammentazione del sistema politico consegna all’unica forza dotata di strategia e di visione – il Pd di Renzi – un potere di aggregazione e di ancoraggio pressoché illimitato.

E’ sufficiente guardare alla composizione del Senato per capire come andrà a finire: i senatori che non appartengono ai quattro partiti maggiori (Pd, Forza Italia, Lega e M5s) sono 115, più di un terzo dei totale, sparpagliati in sei gruppi. Con l’eccezione del Pd, che ha guadagnato dall’inizio della legislatura 8 senatori, il saldo per gli altri “grandi” è vistosamente negativo: Forza Italia ha dimezzato il gruppo (da 90 a 45), la Lega e il M5s hanno perso un terzo dei propri parlamentari (rispettivamente da 17 a 12 e da 53 a 36). E qualcuno può ragionevolmente pensare che in questo generale spappolamento Renzi abbia difficoltà a trovarsi una maggioranza? Suvvia, non scherziamo.

Quando gli avversari di Renzi cominceranno anch’essi a fare politica, può darsi che le cose cambino: ma di fronte ad un pulviscolo disordinato di dilettanti è sufficiente mantenersi fermi e determinati per vincere a mani basse.

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