L’Uomo che cade

72“Probabilmente l’immagine più impressionante della disperazione all’inizio del ventunesimo secolo non va cercata nell’arte o nella letteratura, e neppure nella musica pop. Va cercata in una singola fotografia”. Così un teologo anglicano, Mark D. Thompson, ha commentato The Falling Man, una delle fotografie più famose, discusse e criticate fra quelle scattate l’11 settembre 2001 a New York – e di gran lunga la più significativa, la più emblematica.

Perché nella “disperazione” che ha costretto Jonathan Briley, cameriere 43enne del ristorante Windows of the World, a gettarsi dalla finestra del 107° piano della Torre Nord per non morire soffocato, brilla anche il suo esatto rovescio – la libera volontà.

Sono circa 200 le donne e gli uomini che quel giorno hanno deciso di gettarsi nel vuoto, ben sapendo naturalmente che si sarebbero sfracellati al suolo. Le autorità non hanno classificato queste morti come ‘suicidi’ ma, al pari delle altre vittime, come ‘omicidi’: e c’è in questa scelta burocratica una saggezza etica che non deve andare smarrita. Le donne e gli uomini che si sono gettati dalle Torri in fiamme, infatti, non hanno scelto di morire: hanno scelto di non morire bruciati o soffocati. Hanno preso una decisione. Nelle condizioni date (e che condizioni!), hanno preso in mano il proprio destino, e hanno orientato il proprio futuro – sebbene si trattasse di un futuro brevissimo, e scontato.

Non so come mi sarei comportato in una tale occasione. Non ne ho idea. Come milioni di abitanti del pianeta Terra, sono salito anch’io sulla Torre Nord, con mia moglie e mia figlia, e questo basta, più spesso di quanto vorrei, a farmi sgradevolmente sentire un ‘sopravvissuto’. Non c’ero, ma avrei potuto esserci: da questo punto di vista, la forza simbolica del terrore scatenato l’11 settembre è davvero senza precedenti.

Non so come mi sarei comportato, ma nell’immagine dell’uomo che cade c’è l’unicità della persona, del singolo, dell’individuo che di fronte al dispiegamento di una forza immensa e anonima – quella forza distruttiva, apocalittica e grandiosa che è l’unica protagonista di tutte le altre immagini dell’11 settembre – reagisce con un atto di libera volontà, e per ciò stesso vanifica e svuota di significato la mostruosa macchina di distruzione in atto. Per questo The Falling Man, scattata alle 9:41:15 dal fotografo dell’Associated Press Richard Drew, è la fotografia dell’11 settembre: perché in questa foto non c’è né un aereo né un grattacielo in fiamme né una nuvola di fumo né un cadavere, ma un uomo – un uomo che cade.

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