La mia libertà e quella di CasaPound

La festa nazionale di CasaPound – i “fascisti del terzo millennio” – non si terrà a Milano ma in un impianto sportivo della provincia, a Castano Primo. Le proteste dell’Anpi e di altre associazioni hanno dunque avuto successo, e la capitale morale d’Italia può tirare un sospiro di sollievo: occhio non vede, cuore non duole.

“Consideriamo nemico nostro e della nazione tutto ciò che antepone gli interessi privati al bene comune, ogni concezione dello Stato individualistica e oligarchica, tutto ciò che induce allo sfguramento dei popoli, delle persone e delle culture”, si legge nel preambolo al programma politico del movimento. Personalmente, non sono d’accordo: ma un bel pezzo di sinistra italiana dice e scrive cose molto simili (“Italia Bene Comune” era il nome della sfortunata coalizione guidata da Pierluigi Bersani alle elezioni del 2013).

Le affinità fra fascismo e comunismo sono ben note agli storici: e i paesi dell’Europa dell’Est hanno infatti deciso, dopo la liberazione, di equipararli nel bando dalla vita pubblica. Se avessimo vissuto il comunismo sulla nostra pelle sicuramente la penseremmo allo stesso modo: ma da noi l’ideologia prevale sempre sulla storia, i fatti sono opinioni e l’ipocrisia governa il dibattito delle idee.

Sia ben chiaro: io non condivido nulla di ciò che dice CasaPound, considero vergognosa ogni forma di razzismo e di xenofobia, mi fa ridere la difesa di una “nazione italiana” che, come tutti sanno, è il risultato della mescolanza di culture e popoli latini, sassoni, celti, greci, arabi e via elencando. Ma finché si rispetta il codice penale, non vedo perché un’idea o un’ideologia debbano essere censurate, bandite, emarginate.

La forza della libertà consiste dai tempi di John Locke in un unico principio: la tolleranza. Ogni volta che censuriamo un’opinione non condivisa, sferriamo un colpo non all’avversario, ma alla nostra personale libertà.

Annunci