Il leader della sinistra italiana

Nel calendario della Prima repubblica, il comizio di chiusura della Festa nazionale dell’Unità segnava la riapertura della stagione politica (a seguire, la Dc punteggiava di convegni di corrente il mese di settembre). Oggi non è più così, e il circo politico-mediatico resta aperto praticamente tutto l’anno: e tuttavia il discorso pronunciato domenica da Matteo Renzi a Milano può a buon diritto considerarsi un voltapagina.

Renzi-presidente del Consiglio si è riconfermato al centro della scena facendo capire senza mezzi termini e senza margini di equivoco che è intenzionato a restare a palazzo Chigi fino al 2018, dileguando il fantasma delle elezioni e offrendo così ad avversari, alleati e interlocutori un ancoraggio dal quale non sarà possibile prescindere.

Renzi-segretario del Pd ha contestualmente pronunciato un discorso di inusuale chiarezza, destinato anch’esso a diventare un punto fermo nei mesi e negli anni a venire, delineando senza incertezze il profilo di una sinistra insieme moderna e dal cuore antico, capace di raccogliere e rivivificare i valori della tradizione proiettandoli nella battaglia politica e culturale contemporanea.

Non è una novità, ma la limpidezza e la fermezza dell’impostazione data da Renzi al suo dicorso segnalano un dato politicamente cruciale: il ceto politico che si divide tra minoranza del Pd, fuoriusciti in cerca d’autore, apparati sindacali e residui vendoliani potrà continuare in Parlamento e in tv l’opera di interdizione, ma oggi è il Pd di Renzi a incarnare la storia e i valori della sinistra italiana.

Dall’appoggio senza riserve al terzo settore alla lotta senza quartiere al caporalato, dalle politiche di accoglienza alla cooperazione internazionale, dalle unioni civili alla cultura e alla formazione, non c’è tema tradizionalmente di sinistra che Renzi non abbia affrontato, fatto proprio e indicato come priorità di governo nel quadro più generale della modernizzazione e della ripartenza dell’Italia.

Oggi, con più chiarezza di ieri, si può ben affermare che la sinistra abbia un leader all’altezza della sua storia e delle sfide che l’attendono. Il resto è chiacchiericcio residuale, rancore salottiero, mesta lotta per la sopravvivenza.

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