Il vertice del povero Smacchiatore

Provate a immaginare Angela Merkel che convoca un vertice con il leader della minoranza della Cdu, magari in diretta streaming, per discutere le modalità di elezione del parlamento regionale della Sassonia. Alcuni milioni di siriani sono in fuga dalla morte, la Grecia è senza governo, la ripresa economica arranca, la finanza cinese rischia di crollare un’altra volta, l’export tedesco è in difficoltà, Cameron annuncia l’addio all’Unione europea ma Angela, perbacco, deve incontrare il suo Bersanen perché altrimenti salta tutto. Il mondo scoppierebbe a ridere.

Eppure la grande idea per salvare l’Italia, almeno a leggere oggi Repubblica, è proprio questa: un vertice Renzi-Bersani per riscrivere la riforma golpista e anticostituzionale che lo stesso Bersani ha spensieratamente votato qualche mese fa e che il presidente del Senato (ammesso e non concesso che le indiscrezioni di Repubblica siano corrette) vorrebbe mandare all’aria – sempre in nome della democrazia, naturalmente, che in Italia consiste nel disfare le cose prima ancora di farle e nell’impedire alla maggioranza di decidere sempre e comunque.

Il ruolo di guastatore è legittimo come qualsiasi altro, e lavorare a tempo pieno per il crollo del governo guidato dal segretario del proprio partito è un’opzione sconosciuta all’estero e tuttavia piuttosto comune nella sinistra italiana: ma condanna alla marginalità macchiettistica, cui peraltro il povero Bersani è abituato dai tempi del giaguaro da smacchiare.

La battaglia sul Senato è diventata una battaglia sul governo. A Bersani, impegnato nel piccolo cabotaggio della sopravivenza, mancano l’onestà e la dignità per dirlo, ma dovrà anche questa volta rassegnarsi. Il vertice non ci sarà, e lo sfortunato ex segretario del Pd dovrà accontentarsi, per il suo quarto d’ora quotidiano di notorietà, di qualche altra polverosa festa emiliana.

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