Rimpiangere Alemanno, è mai possibile?

Il mese scorso ho incontrato per caso Gianni Alemanno all’aeroporto di Torino. Cercavamo entrambi di rientrare a Roma, e il ritardo infinito del nostro volo Vueling ci ha consentito di trascorrere qualche ora insieme – interrotti, con una frequenza per me del tutto inaspettata, da altri passeggeri in attesa che volevano salutarlo e stringergli la mano: “Dovrebbe tornare lei in Campidoglio”, “Non sa quanto la rimpiango!”, “Lei sì che era un sindaco…”.

Ecco, se c’è una cosa che proprio non posso perdonare ad Ignazio Marino è far rimpiangere Alemanno. Intendiamoci: non è certo stato il peggior sindaco di Roma, e non ho mai condiviso il linciaggio politico di cui è stato vittima. Ma è vero che la sua giunta non ha brillato, che è finita sui giornali più per gli scandali che per i risultati ottenuti, e che Mafia Capitale nasce proprio in quel periodo. Soltanto un anno fa i nostri compagni di viaggio lo avrebbero probabilmente ignorato, e magari a qualcuno sarebbe sfuggita una parola volgare: oggi invece lo ricordano come un esempio da rimpiangere.

Il disastro di Marino è tutto qui: in parte senz’altro indipendente dai suoi risultati, proprio come lo è la riabilitazione di Alemanno, ma tragicamente immenso, spietato, e irrecuperabile. Alemanno ha combinato i suoi guai: ma è un politico di professione, conosce le regole del gioco, sa quando attaccare e quando arretrare, è in grado di gestire un conflitto, sa reagire e sa tacere. Marino è invece un perfetto rappresentante della cosiddetta “società civile”: cioè, in estrema sintesi, si mostra un incapace anche quando fa la cosa giusta. E gli elettori, che pure amano ragliare contro la politica, capiscono al volo la differenza.

È assai improbabile che dopo la sciagura Marino la sinistra possa tornare in Campidoglio: ma se esiste ancora una debole possibilità, questa passa per l’archiviazione definitiva, e senza gloria, del dilettantismo e dell’improvvisazione. Roma ha bisogno di un sindaco: cioè di un professionista della politica.

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