Il vertice del povero Smacchiatore

Provate a immaginare Angela Merkel che convoca un vertice con il leader della minoranza della Cdu, magari in diretta streaming, per discutere le modalità di elezione del parlamento regionale della Sassonia. Alcuni milioni di siriani sono in fuga dalla morte, la Grecia è senza governo, la ripresa economica arranca, la finanza cinese rischia di crollare un’altra volta, l’export tedesco è in difficoltà, Cameron annuncia l’addio all’Unione europea ma Angela, perbacco, deve incontrare il suo Bersanen perché altrimenti salta tutto. Il mondo scoppierebbe a ridere.

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Rimpiangere Alemanno, è mai possibile?

Il mese scorso ho incontrato per caso Gianni Alemanno all’aeroporto di Torino. Cercavamo entrambi di rientrare a Roma, e il ritardo infinito del nostro volo Vueling ci ha consentito di trascorrere qualche ora insieme – interrotti, con una frequenza per me del tutto inaspettata, da altri passeggeri in attesa che volevano salutarlo e stringergli la mano: “Dovrebbe tornare lei in Campidoglio”, “Non sa quanto la rimpiango!”, “Lei sì che era un sindaco…”.

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La Cina senza libertà

La Borsa cinese crolla perché non è un libero mercato di azioni e titoli, ma una diramazione del Comitato centrale. Non esiste il capitalismo senza libertà, e la libertà è unica e indivisibile: di pensiero, di azione, di movimento, di mercato. La pretesa dei gerarchi cinesi di pianificare il capitalismo come se si trattasse di una comune agricola è ridicola e destinata, prima o poi, al fallimento. Oggi assistiamo finalmente ai primi segni della crisi.

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