Chi non vota con il Pd non è del Pd

Matteo Renzi non deve commettere l’errore di considerare i parlamentari della sua minoranza come interlocutori o avversari: sono delinquenti politici, e come tali vanno trattati. I partiti, infatti, sono libere associazioni di cittadini che si formano per sostenere un ideale, un programma, un leader, una squadra di governo. Può capitare che ci si trovi in dissenso con il proprio partito: in tal caso ci si batte per cambiarne la linea politica e il gruppo dirigente.

Come in ogni libera associazione, tuttavia, vale il principio di maggioranza: chi ha più voti decide per tutti. Se si ritiene che la linea della maggioranza sia incompatibile con le proprie convinzioni, si dà vita ad un altro partito. Alla fine decidono sempre gli elettori, premiando e punendo con il voto: così funziona la democrazia.

Votando sistematicamente contro qualsiasi proposta di legge presentata e condivisa dalla maggioranza del Pd, la minoranza sovverte alla radice i principi e le regole che danno vita alla società politica, infrange il patto interno, altera la rappresentanza parlamentare e, last not least, sottrae agli elettori ogni potere – se decidessi di votare Pd, il mio voto andrebbe a Renzi o ai suoi nemici?

Tutto questo non può continuare. Chi non vota con il Pd non è del Pd: e dunque non può restarvi. Il percorso di riforme annunciato e in parte attuato da Renzi si fonda sulla trasparenza con gli elettori: io voglio fare questo, mi giudicherete sui risultati. Ma perché l’impegno possa essere mantenuto, Renzi e gli italiani devono poter disporre di un partito serio, coerente, rispettabile, che impegna tutte le sue forze e tutta la sua intelligenza per realizzare le promesse annunciate.

L’espulsione di chi getta ogni giorno sabbia negli ingranaggi è dunque un atto di rispetto per la politica, per la democrazia, per i cittadini. Mancheranno i voti al Senato? Mancano comunque, come si è visto. Se ne troveranno altri, oppure si andrà a votare: e senza delinquenti in lista.

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