Azzollini, una vittoria dello Stato di diritto

La privazione della libertà personale è sempre una misura estrema, cui ricorrere soltanto quando strettamente necessario. La carcerazione preventiva – cioè privare della libertà un innocente oggetto di indagine – è una scelta ancora più grave. Ma arrestare preventivamente un deputato è tre volte grave, perché così si colpisce, oltre al singolo, anche il Parlamento – cioè il Sovrano –, la cui composizione viene modificata da un potere esterno. Salvare Antonio Azzollini dall’arbitrio di una Procura è stato dunque un atto meditato, esemplare e costituzionalmente doveroso.

Fra i molti senatori che hanno con coraggio e senso dello Stato votato contro l’arresto di Azzollini, merita di essere citato Pietro Ichino, che così argomenta la sua scelta: “Negli altri casi analoghi precedenti, di richiesta dell’autorizzazione all’arresto di un senatore, ho votato per l’autorizzazione, non ravvisando indizi di scorrettezza nell’operato dei giudici. Questa volta invece sono rimasto sconcertato da quella che mi è apparsa come una vera e propria confessione esplicita, nell’impianto accusatorio, della pretesa di mettere sotto controllo l’attività parlamentare.

“E mi ha molto stupito il fatto che il Tribunale della Libertà abbia convalidato la richiesta del gip, ricalcandone alla lettera i motivi, senza rilevare l’anomalia di un capo d’accusa che ha per oggetto principale l’attività legislativa di un parlamentare e che indica come movente del preteso delitto il puro e semplice interesse politico-elettorale del parlamentare stesso. Per non dire dell’anomalia dell’arresto come misura cautelare, in una situazione nella quale il rischio di fuga dell’imputato è nullo, la Congregazione insolvente è commissariata, dunque la reiterazione del reato è impossibile, e non si vede come possa temersi un inquinamento di prove – per ora comunque evanescenti – circa l’attività di ‘amministrazione occulta’ svolta più di due anni or sono, essendo l’amministrazione della Congregazione religiosa attualmente affidata a un commissario.”

L’inchiesta su Azzollini potrà continuare senza alcun ostacolo: il Senato ieri non l’ha bloccata né indebolita. Ma ha ristabilito un sacrosanto principio di civiltà: non si manda in galera nessuno, e tantomeno un rappresentante del popolo italiano, soltanto per il capriccio di una Procura o per la pressione di un’opinione pubblica incanaglita. Difendere lo Stato di diritto è il primo dovere della politica, che dal voto di ieri esce a testa alta.

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