Se Renzi perde

L’obiettivo di chi sta all’opposizione è sconfiggere la maggioranza ricorrendo a tutti i mezzi che le regole gli consentono. Di norma questo accade fra partiti e schieramenti avversari, ma il Pd, ormai lo sappiamo, risponde a regole (e istinti) tutti suoi. La minoranza del partito si è data come obiettivo strategico la sconfitta del segretario e si muove di conseguenza, boicottando in Parlamento qualsiasi proposta o disegno di legge abbia l’imprimatur di Renzi. Sebbene a me sembrino più coerenti e più onesti i Fassina e i Civati (come i Fitto e i Verdini), rispetto la scelta di Bersani e D’Alema e, poiché ogni scelta produce una conseguenza, mi limito a porre una domanda: se Renzi perde, che succede?

La caduta del governo provocherebbe la nascita di un improbabile ‘esecutivo istituzionale’ sostenuto da Bersani, Berlusconi e Grillo, o più probabilmente le elezioni anticipate, celebrate col Consultellum nella certezza che nessuno vincerà. Se invece Renzi dovesse subire una clamorosa sconfitta con l’Italicum, a palazzo Chigi avremmo un prestanome di Salvini o di Grillo. Così stanno le cose, e nessuno può ragionevolmente sostenere che vi siano altre opzioni. E’ questo che vogliono D’Alema e Bersani?

Intendiamoci: se al governo ci va la Lega, o il Movimento 5 stelle, o se non ci va nessuno (com’era accaduto con le larghe intese di Enrico Letta), l’Italia non è perduta. Non credo che Renzi sia l’ultima spiaggia, perché questo concetto in politica (come nella vita) non ha senso. Il Paese andrà avanti lo stesso, e così gli italiani, perché le nostre istituzioni sono sufficientemente sderenate da consentire a chiunque di continuare a farsi gli affari suoi. Potremmo finire come la Grecia, ma anche la Grecia è stata salvata. Insomma, niente di irreparabile – un disastro minimo, come minima è la qualità dei newcomers.

Ma se l’Italia potrebbe infischiarsene di chi la governa, il Pd derenzizzato a qualche domanda dovrà pur rispondere. Dubito che Salvini convochi la Camusso per riformare con lei il Jobs Act, o che vari nuove misure per l’accoglienza dei migranti, o che legalizzi le unioni civili. Dubito che il mitico popolo della sinistra, dopo essersi appena liberato di Berlusconi, applauda all’insediamento di Casaleggio. E dubito che gli elettori si congratulino per aver portato al governo l’uno o l’altro populismo oggi in campo.

La politica è l’arte del possibile, cioè del meno peggio. Grillo e Salvini, messi insieme, hanno già la maggioranza relativa degli elettori. L’alternativa a Renzi non è Speranza o Vendola o Landini: e se costoro possono essere tanto sciocchi da ignorarlo, di certo non lo ignorano Bersani e D’Alema.

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