Le parole di Berlusconi (e quelle di Renzi)

L’argomento principale che i compagni del Partito delle Tasse adducono per sbeffeggiare e contrastare il poderoso piano di riduzione della pressione fiscale apprestato da Matteo Renzi è semantico: il premier è colpevole di aver usato le stesse parole di Berlusconi. Non soltanto perché, appunto, ha detto di voler abbassare le tasse. Ma perché, addirittura, ha annunciato un “patto con gli italiani”: e i cani di Pavlov del PdT hanno subito pensato al contratto siglato dal Cavaliere nel salotto di Porta a porta.

Il lessico in politica è fondamentale, e Renzi non può averlo scelto a caso. Poteva per esempio parlare di “new deal” o di “patto per lo sviluppo”; oppure poteva baciare la pantofola della “lotta all’evasione fiscale”; o magari compensare l’abolizione della tassa sulla prima casa con una luccicante “patrimoniale” – e i cani di Pavlov avrebbero applaudito.

Renzi ha scelto parole capaci di echeggiare quelle di Berlusconi – e ha fatto benissimo – perché è a quel mondo che deve rivolgersi: il mondo delle partite Iva, delle piccole e piccolissime imprese, dell’artigianato, del commercio, delle libere professioni. Quel mondo, che è la colonna vertebrale del Paese, ha creduto in Forza Italia, alle Europee ha aperto una linea di credito a Renzi, e ora vaga incerto e spaurito fra il non voto, Grillo e Salvini.

Attenzione, però: non è soltanto un problema di marketing elettorale. E’, più profondamente, una scommessa sulla bontà della politica, cioè sulla possibilità di tornare a credere (o credere per la prima volta) che la politica sia in grado di migliorare la vita delle persone, e soprattutto di mantenere le promesse che fa.

Renzi usa le parole di Berlusconi proprio perché quelle parole sono state svuotate di significato da vent’anni di inconcludenza. Se riuscirà a realizzare il suo piano anti-tasse, non soltanto il Paese starà molto meglio e molti nuovi elettori lo voteranno fra tre anni: di più, e soprattutto, le parole della politica ricominceranno ad avere un senso e un valore.

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