La vecchia sinistra contro il benessere del Paese

Tutte le persone perbene del mondo che producono o percepiscono un reddito sono felici quando le tasse diminuiscono anche soltanto di un centesimo: perché quei soldi sono loro, e preferiscono tenerseli o spenderli o investirli anziché consegnarli ad un apparato burocratico senza volto, spesso inefficiente e non di rado corrotto. Tutti gioiscono, tranne la sinistra conservatrice. A loro piace invece campare di soldi pubblici – cioè di soldi privati sottratti a chi li ha guadagnati. Costoro sono i nemici del benessere, e come tali vanno pubblicamente denunciati.

Il portentoso piano anti-tasse annunciato da Matteo Renzi – la cui realizzazione o meno consentirà agli elettori di decidere in modo informato il vincitore delle prossime elezioni – ha subito scatenato la reazione rabbiosa dei Bersani e dei Visco (absit injuria verbis) e dei Fassina. I colonnelli e i caporali del partito delle tasse, della spesa pubblica incontrollata, degli sprechi e della corruzione hanno bollato come “inaccettabile” la proposta di Renzi perché, come ha sibilato Bersani, “non si vorrà certo tirare la volata al modo della destra!”.

Sebbene non sia affatto chiaro come si possa tirare la volata ad un “modo” – Bersani, del resto, ha “non vinto” le scorse elezioni – il concetto è chiaro: siccome anche Berlusconi ha promesso di ridurre le tasse, la sinistra deve aumentarle. E poiché Renzi non ha recitato l’abituale formula autoassolutoria della “lotta all’evasione fiscale”, se ne deduce che sta dalla parte dei malfattori.

C’è qualcosa di profondamente malato in questo modo di concepire la società, l’economia, la vita delle persone, il ruolo dello Stato. C’è l’impronta di una subcultura, alimentata dal rancore sociale e lontanissima dal patto fra produttori che sta alla base del socialismo occidentale e della stessa storia del Pci, che individua nella ricchezza il male assoluto e, insieme, il limone da spremere fino all’ultima goccia. C’è l’idea di una società composta esclusivamente di schiavi senza merito e senza felicità. Eppure, come sa chiunque tranne Bersani e i suoi feddayin, senza ricchezza non ci sarebbero neanche i poveri: moriremmo tutti di fame.

Renzi, ovviamente, non si fermerà neppure cinque minuti a discutere con costoro: il suo orizzonte, grazie al cielo, non è la sinistra ma il suo nemico principale – l’Italia che lavora.

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