Plutone nel cielo di luglio

Pluto_by_LORRI_and_Ralph,_13_July_2015Mentre buona parte dei terrestri boccheggia nel grande caldo, su Plutone non ci si lamenta: la temperatura media è di -228 °C. Il Sole, visto da laggiù, è un puntino indistinguibile dalle altre stelle. Per arrivarci, la sonda americana New Horizons ha impiegato nove anni e mezzo: niente, a paragone dei 248 anni scarsi che il pianeta impiega per compiere la sua orbita di 36,5 miliardi di chilometri intorno al Sole.

Guardare quel pianeta da vicino – le fotografie ad alta risoluzione ci consentono di vedere dettagli della dimensione di un campo di calcio, come se sorvolassimo Plutone con un aereo di linea – ha qualcosa di magico, e insieme di terribilmente realistico. Sebbene indistinguibile dal fondale di qualsiasi film di fantascienza, l’immagine giallo-rosa di Plutone trasmette l’emozione dell’autentico, e il brivido del viaggio fino alle porte dello spazio profondo.

Dopo Plutone si estende la fascia di Kuiper, gigantesco ammasso di asteroidi ghiacciati di cui il “pianeta nano” – Plutone ha perso lo status di pianeta doc nel 2006, proprio mentre New Horizons lasciava la Terra – è a sua volta parte integrante, e che si estende fino a 7500 miliardi di chilometri dal Sole.

Ancora più in là, ad una distanza compresa fra 0,3 e 1,5 anni luce, c’è (forse, perché nessuno l’ha mai osservata) la nube di Oort, là dove hanno incessantemente origine le comete. New Horizons ci arriverà fra qualche millennio, e chissà se, nell’improbabile ipotesi che riuscisse ancora a trasmettere, ci sarà ancora qualcuno quaggiù a ricevere.

E tuttavia, il volto di Plutone non è poi molto diverso da quello che vediamo ogni notte alzando gli occhi alla sfera celeste: anche la nostra Luna è un disco butterato di crateri e vulcani, solcato da catene montuose e crepacci, attarversato da vallate e ampie pianure (che gli astronomi chiamano con nostalgia tutta terrestre mari), desolato e senza vita.

È come se il nostro unico satellite ci fosse stato dato in dono per contemplare da vicino, ogni notte, la desolazione dell’universo – e per suggerirci, se non l’unicità, certo l’eccezionale straordinarietà del nostro pianeta: che invece, visto dallo spazio, è meravigliosamente blu.

Così, continueremo ad esplorare l’universo fino alla fine dei (nostri) tempi, secondo il nostro destino di ulissidi: e ogni volta che scopriremo un’altra luna inospitale torneremo a casa con una lieve inquietudine, e un poco sbigottiti.

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