Salam donia!

Una cosa è la geopolitica, un’altra la vita della gente. La geopolitica è importante (e l’accordo con l’Iran è prima di tutto un ottimo colpo inferto all’Isis e alle ambiguità saudite), ma l’Occidente vince davvero e senza riserve quando migliora la vita della gente: e per farlo gli basta diffondere liberamente i propri prodotti materiali, culturali e immateriali.

La gioia delle donne e degli uomini, e ancor più delle ragazze e dei ragazzi persiani è la stessa dei popoli dell’Europa orientale liberati dal giogo sovietico, o dei nostri nonni all’arrivo degli americani: non perché il regime degli ayatollah stia per crollare, ma perché l’apertura all’Occidente – dunque ai suoi valori e alle sue libertà – è di per sé la garanzia che quel regime cambierà: nel tempo, ma profondamente. Proprio come a Cuba, dove due dittatori malinconici hanno socchiuso le porte della prigione e oggi, per la prima volta dalla rivoluzione, assistono alla felicità del loro popolo.

Non per forza tutto andrà per il meglio: le primavere arabe – l’altra grande opera di libertà compiuta dall’amministrazione Obama – hanno avuto esiti contrastanti e contraddittori. E tuttavia, come confermano anche le difficoltà, se non i veri e propri disastri, prodotti dall’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan, la strada del negoziato porta in dote uno straordinario vantaggio: la trasformazione di quei paesi, lo sgretolamento di quei regimi avviene dall’interno, sulla spinta e col consenso della gran parte della popolazione, grazie al virus occidentale iniettato dall’apertura delle frontiere.

Il virus delle libertà occidentali non conosce antidoti che non siano l’uso brutale della forza: lasciato però circolare, è imbattibile perché veicola uno stile di vita che non ha paragoni – benessere, creatività, libertà individuale, cultura, tolleranza. La bontà dell’accordo siglato a Vienna si misura sui sorrisi e sui volti raggianti dei nostri nuovi concittadini iraniani in festa: e il loro gioioso Salam donia! – “Ciao mondo!” – è anche il nostro.

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