Roma, Milano e palazzo Chigi

Esattamente un mese fa, il 16 giugno, Matteo Renzi aveva licenziato il sindaco di Roma di fronte alle telecamere di Porta a porta: “Se non è capace, vada a casa”. Un mese dopo, Ignazio Marino hic manet optime e si parla di Nichi Vendola vicesindaco al posto del dimissionario Luigi Nieri (anche lui di Sel). Nichi Vendola, avete letto bene: lo Tsipras de noantri. Evidentemente c’è qualcosa che non funziona.

Anche a Milano se n’è andata la vicesindaca, Ada Lucia De Cesaris, per gravi incomprensioni “con parte della mia giunta e parte della mia maggioranza”. Diversamente da Marino, però, che ha dichiarato di voler restare in Campidoglio “fino al 2023”, Pisapia non si è lasciato convincere a restare oltre il 2016, come pare gli abbiano chiesto dal Nazareno, e il Pd milanese è piombato nell’abituale guerra per bande che sistematicamente dilania i gruppi di potere locali e inquina gravemente le primarie.

È chiaro che su questa strada – la caparbia ottusità di Marino a restare contro ogni buonsenso, la balcanizzazione del Pd milanese – le due capitali avranno ben presto due sindaci di centrodestra (o grillini, che non fa una gran differenza). Niente di male per l’Italia, che sopravvive da venticinque secoli ai suoi governanti. Ma per Renzi perdere Roma e Milano può significare molto probabilmente perdere anche palazzo Chigi.

Il presidente del Consiglio non può non esserne consapevole. E dunque ha davanti a sé due scelte nette: costringere Marino alle dimissioni (cominciando col far dimettere tutti i consiglieri comunali del Pd) e trovare un candidato a Milano che scavalchi le faide locali, e che il partito milanerse dovrà limitarsi a ratificare. Non è rimasto molto tempo.

Advertisements