Salvare l’Europa, cambiare il governo di Atene

Grazie alla fermezza e alla lungimiranza politica della Germania, Tsipras torna ad Atene con un accordo in extremis che i suoi compari giustamente definiscono “umiliante”. Il Parlamento greco ha tre giorni di tempo per aumentare l’Iva e ampliare la base imponibile, avviare la riforma del sistema pensionistico, sottrarre l’istituto di statistica al controllo del governo, introdurre sostanziose clausole di salvaguardia per garantire il pieno rispetto del Patto di Stabilità.

Entro la prossima settimana deve poi riformare il codice civile, attuare la direttiva europea sul risanamento e la risoluzione delle banche, riformare la pubblica amministrazione. Entro ottobre, infine, dovrà approvare una radicale riforma delle pensioni, un vasto piano di liberalizzazioni (dai traghetti alle farmacie), la privatizzazione della rete elettrica, la riforma della contrattazione collettiva e del mercato del lavoro, e altro ancora.

La sconfitta di Tsipras non poteve essere più bruciante, e questo va a tutto vantaggio del popolo greco e della società civile europea. Le forze nazionaliste e populiste che si muovono sulla scia di Syriza – da Podemos a Grillo, dalla Lega alla malinconica Brigata Kalimera, dal Front National all’Ukip – hanno subìto una battuta d’arresto strategica: per gli avventurieri che vorrebbero ripercorrere la strada dei fascismi europei degli anni Venti e Trenta l’alternativa è secca – accettare le regole della comunità civile o sprofondare nel baratro.

Ora resta un ultimo passo da compiere: allontanare Tsipras dal governo di Atene. Ci penseranno probabilmente i suoi stessi compagni d’avventura, e il governo di unità nazionale che ne seguirà – si spera più tecnico che politico – potrà tentare di risanare le ferite inferte dall’avventuriero al suo paese: 10 miliardi perduti, il crollo di due punti del Pil, il collasso del sistema bancario e la fuga di un terzo dei depositi, la ricaduta del Paese nella recessione per almeno altri due anni (ne era uscito nel terzo trimestre dell’anno scorso, prima dell’arrivo di Syriza).

Non sarà un’impresa facile, ricostruire la Grecia: ma liberarsi di Tsipras è la precondizione per mantenere l’Europa nel solco del benessere e della pace. L’inflessibile fermezza con cui Bruxelles ha respinto e intende respingere gli assalti nazionalpopulisti è una vittoria della politica di cui andare orgogliosi.

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